Riserva Naturale Valli di Sant’Antonio – Parte 2

Ecco il Bivacco Davide 😐
A soli due chilometri da qui. In cima al cucuzzolo della montagna, ad un’altezza che pare mostruosa rispetto a dove siamo noi adesso 😐

“Ma siamo sicuri che sia quello?” chiediamo io e Francesco preoccupati.
“Per forza! Guarda la forma! Non ci sono altri bivacchi in zona. E’ lui per forza!” risponde scocciato Marco, guardando la nostra posizione sul GPS.

Merda! E’ lì in alto, visibile davanti a noi, ma ancora così lontano. E proprio dietro il bivacco vediamo nuvoloni grigi carichi di pioggia.
“Diamoci una mossa!” riprende Marco.
“Ma non ci riposiamo un attimo?” chiede Francesco.
“Stanno arrivando troppe nuvole. Se veniamo presi da un temporale su quell’ultimo pezzo roccioso siamo nei guai. Dobbiamo raggiungere il bivacco prima delle nuvole. Andiamo. Ci riposiamo quando siamo arrivati”.

Rimettiamo gli zaini in spalla e ripartiamo.
Man mano che procediamo sparisce l’erba verde e i fiori, per lasciare spazio a roccia… e neve!
Quando costeggiamo gli ultimi laghetti, prima della salita finale al bivacco, decidiamo di fermarci rapidamente per filtrare un po’ d’acqua.
E qui abbiamo un’amara sorpresa: il nostro filtro per l’acqua non filtra 😐
Non riusciamo a capire cosa abbia. Semplicemente non filtra.
Sprechiamo un’abbondante mezz’ora nel cercare di capire cosa abbia. Perplessi rinunciamo a filtrare l’acqua e decidiamo di riempire le sacche di acqua sporca. Poi al bivacco vedremo di capire come filtrarla, ed eventualmente bollirla o usare le pastiglie potabilizzanti.

Gli ultimi 900 metri sono massacranti. Il sentiero CAI, perfettamente marcato e visibile, ci fa salire su enormi massi di roccia. Io devo spesso lanciare i bastoncini da trekking in avanti e poi usare le mani per arrampicarmi.
E’ una salita impegnativa e stressante. Dobbiamo fare molta attenzione a dove mettiamo i piedi, per evitare di cadere o farci male.

Raggiungiamo il passo, dove c’è con un cartello (che da lontano sembrava una croce), e da qui ci aspettano gli ultimi 400 metri di sentiero, in cresta. Un piccolo e stretto sentiero su roccia, e sui due lati qualcosa che assomiglia al vuoto.
Sono passaggi come questo che fanno capire quanto possa essere pericolosa la montagna.
Attenzione. Tanta attenzione.

Oltre alla stanchezza si aggiunge la tensione delle nuvole che ci circondano, impedendo la vista della vetta e del bivacco.
E per fortuna che doveva esserci sole per tutta la settimana!

Finalmente, dopo l’ultima salita su rocce, ecco il bivacco.
Una bellissima struttura, nuova e ben tenuta, nel mezzo del nulla. Circondata da rocce e nuvole, accogliamo con gioia la vista del nostro riparo notturno.

Togliamo zaini e scarponi e finalmente ci godiamo il meraviglioso paesaggio che si apre davanti ai nostri occhi. La vallata immensa che abbiamo attraversato, con tanti piccoli laghetti sparsi qua a la, piccole macchie di colore.
Ora anche le nuvole hanno un aspetto meno spaventoso.

Mentre Marco cerca di sistemare il filtro dell’acqua, io e Francesco iniziamo a cucinare. Ed ecco che da lontano sentiamo dei versi e vediamo arrivare degli animali, che ipotizziamo essere camosci.

Ma di questa “figuraccia” vi racconto domani 😉

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