Dighe sul Rio Doce – 12/13 novembre 2015

Gli invasi in cui veniva raccolti i reflui di lavorazione del complesso minerario gestito dalla Samarco, compagnia mineraria che opera nello stato Brasiliano di Minas Gerais, hanno ceduto nella notte tra il 12 e il 13 novembre 2015.
 
I fanghi tossici accumulati nel bacino idrico contenuto dalla diga sono piombati sulla periferia della cittadina di Mariana uccidendo 17 persone quella stessa notte. Ma il danno ambientale è tutt’ora incalcolabile. I cronisti la definiscono la Chernobyl brasiliana visto che la marea tossica ha distrutto in due settimane, forse per sempre, l’ecosistema del fiume amazzonico Doce e riversato in mare 60 milioni di metri cubi di detriti che stanno contaminando un tratto di costa difficile da circoscrivere di fronte alla città di Espirito Santo.
 
250mila persone sono attualmente prive di acqua potabile e l’Amazzonia già martoriata dal taglio illegale di alberi ha subito un colpo ulteriore.
Questa è la conseguenza delle sfrenate attività minerarie a caccia di oro e rame nelle profondità della foresta.
Secondo l’ONU saranno necessarie decine di anni per comprendere la reale portata del disastro. Da anni si discuteva sulla sicurezza degli sbarramenti.
 

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