Guiyu: il “Cimitero Tecnologico”

Una cittadina cinese, nella provincia meridionale del Guangdong, ha il triste primato di essere il più grande sito di rifiuti tecnologici che arrivano da tutto il mondo. Ufficialmente dovrebbe servire a riciclare il più possibile questi materiali, ma molti dei rifiuti apportati finiscono per essere bruciati e le polveri, irrimediabilmente, vengono respirate dagli abitanti della zona. Secondo delle stime recenti pare che l’88% dei bambini residenti nell’area di Guiyu soffra di avvelenamento da piombo e la percentuale di aborti è altissima.
 
Si tratta di un disastro ambientale ormai fuori controllo e per il quale non si fa assolutamente nulla dati gli interessi economici che girano intorno a questo tipo di rifiuti. Gli apparecchi elettronici da eliminare arrivano per essere smembrati: i Paesi che li inviano, tra cui anche grandi potenze come gli Stati Uniti, evitano in questo modo di pagare gli alti costi dovuti allo smaltimento e la stessa Guiyu si arricchisce in maniera non indifferente.
Le merci, però, vengono trattate senza nessuna regola e senza alcun riguardo per l’ambiente, la salute pubblica o la sicurezza degli operai che lavorano con questo tipo di rifiuti. Secondo gli ambientalisti del Guandong, nella sola Guiyu viene trattato oltre 1 milione di tonnellate di rifiuti ogni anno. Fumi, ceneri e sostanze si diffondono liberamente nell’aria e all’interno del suolo. I corsi d’acqua sono neri e pieni di rifiuti, con una quantità di acido sufficiente a sciogliere in poco tempo una moneta di rame.

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