Via della Plata: Merida – Alcuescar

Giorno 22 – Via della Plata: Merida – Alcuescar
Km tappa 36 – km totali 512 – Passi 724.363

Lasciamo Mérida all’alba, con un paesaggio incredibile del sole che sorge dietro le rovine del vecchio acquedotto romano 😍
Lo stesso acquedotto che un tempo collegava Mérida con la diga di Proserpina, una decina di chilometri oltre, dove ancora si possono osservare antiche rovine romane.
Il bacino artificiale è circondato da bar e piccole spiaggette. Luogo sicuramente turistico in estate, è adesso deserto e tranquillo.

Siamo circondati da solitudine e pace. Nessun rumore, nessun macchina. Sembra un mondo assopito.
Un paesaggio costante, ma molto bello. Forse reso ancor più bello dall’incredibole giornata di sole e calore primaverile (nonostante sia fine dicembre) 🌞

Continuiamo a seguire le frecce gialle, ma da oggi ad accompagnarci ci sono le incisioni VP – Via della Plata – via che seguiremo per le prossime due settimane.

Attraversiamo il Parco Naturale Cornalvo.
Distese immense di querce e alberi di sughero. Mucche e tori liberi al pascolo, greggi e pastori, muretti di pietra, e sentieri facili da seguire e camminare.

Durante una pausa veniamo raggiunti da un gigantesco cagnolone dal pelo bianco, in cerca di coccole. Prende una carezza da me, poi corre da Marco per un po’ di grattini sotto il collo, poi torna da me e infila il muso sotto il mio braccio per far capire che vuole essere coccolato… e via nuovamente da Marco.
Guardandolo mi tornano in mente i cani dei pastori giordani, e il modo in cui ci circondavano e ringhiavano. Con questo pensiero, guardando il muso gigante di questo cagnolone coccoloso, all’improssivo immagino i denti che nasconde alla mia vista, e inizio ad accarezzarlo con un po’ di timore 😰
Quando ripartiamo ci segue per un centinaio di metri, per poi cambiare direzione e tornare al suo gregge.

Raggiunto Alcuescar, chiediamo alloggio alla Casa di Accoglienza delle suore, che si occupano di anziani e malati, e al cui interno c’è anche un alloggio per pellegrini. A gestire l’ostello per pellegrini c’è un Hospitalero volontario sulla settantina, che ci racconta di come siano cambiati i cammini e i pellegrini rispetto a quando iniziò a fare l’hospitalero nel lontano 1990. Pellegrini che si lamentano per tutto: dalla mancanza di canna dell’acqua per lavare le loro bici, al fatto che la porta dell’ostello chiude la sera alle 21, per la mancanza di wifi…
Mentre stiamo chiacchierando ecco arrivare un’altra coppia di pellegrini: sono due spagnoli in bici.
Ceniamo tutti insieme e, chiacchierando, ci rendiamo conto che oggi, dopo 22 giorni di cammino, è la prima volta che siamo in un alloggio dove c’è un hospitalero presente. Fino ad ora ci hanno sempre dato le chiavi, per poi andarsene e lasciarci soli.
Alle 21 l’ostello chiude la porta. Salutiamo l’hospitalero e i due ciclisti, e ci rintaniamo nel nostro caldo sacco a pelo per la notte 😘

 

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