Le “poste” cilene e le “cose” inutili

Varie settimane fa abbiamo lasciato a Villa O’Higgins un pacchetto con attrezzatura inutile.

Tra le cose inutili:
– un MacBook Air: “fondamentale” per sincronizzare il Garmin e caricare nuove tracce GPS. Non se può fare a meno!!! Va portato!!!
Peccato che noi le tracce le avevamo già caricate tutte prima di partire e ora il Mac non serve proprio a niente 😐

– una tarp: “fondamentale” come sostituto o integrazione della tenda. Per avere uno spazio protettivo aggiuntivo in caso di pioggia e mille altre cose.
Mille altre cose? Per esempio? Non lo so 😂Perché dopo sei settimane ancora non l’avevamo usata una singola volta 😂
In caso siate curiosi, chiedete pure a Marco dettagli su quali sono i “1000 utilizzi di una tarp”.
Io non me visto applicato neanche uno 😂

– coltello da “sopravvivenza”: non commentate, vi prego 😰
Io l’avevo detto a Marco e glielo avevo anche ripetuto almeno una decina di volte: “Stiamo andando a fare trekking, non stiamo andando a fare “bushcraft” e tanto meno “survival”. Queste cose ci potrebbero servire solo in casi estremi, in cui le cose dovessero proprio andare male. E anche in quel caso, non sono sicura ci servirebbero 😐”.
Ma lo sapete anche voi… uno insiste un po’, ma poi si chiede: “E se mi stessi sbagliando e dovessero servire veramente?” Che ti devo dire? Portali.
Non sarà certo mezzo chilo a fare la differenza.
Peccato che mezzo chilo alla volta, i chili aumentano.

– seghetto per legna (per tagliare la legna e fare il fuoco)
Peccato che dopo che un incendio ha distrutto mezzo parco nel Torres de Paine alcuni anni fa, ora sia proibito ovunque fare fuochi. Sia in Cile che Argentina.
Se ti beccano a fare un fuoco in zone non autorizzate, oltre alla multa si rischia l’espulsione dal paese.
Insomma, il fuoco non si può fare!
Quindi la legna non serve, e il seghetto ancora meno.
Certo, era bella l’immagine della tenda a bordo lago, con un bel fuoco, al tramonto.
Invece… niente fuoco.

– pentolini da campo: qui avrei dovuto essere più rigida. Un pentolino basta e avanza!!! E invece no! Mi sono lasciata convincere a portarne ben tre 😱
Non uno! Non due! Ben tre 😱
Ma cosa ci immaginavamo? Di cucinare le tagliatelle al ragù di Guanacos? O il risotto ai funghi porcini, magari raccolti durante il trekking? 😥
Quelle erano le “immagini” pre-partenza. Il menu reale è invece fatto di purè istantaneo, cous cous, risotti e zuppe pronti 😂
Un pentolino è più che sufficiente.

– tante, troppe, minutaglie: dall’acciarino con il fat-wood (un normale accendino no, vero? 😌), a quattro filtri per depurare l’acqua,….

Ok. Chiudo qui l’elenco, altrimenti quando Marco legge come lo sto prendendo in giro per tutte le cose inutili che ha voluto portate, rischio il divorzio 😂😂

Comunque, dopo esserci portati inutilmente tutti questi chili di attrezzatura per settimane e settimane, senza averli usati, arrivati a Villa O’Higgins avevamo deciso di fare un pacchetto e lasciarli in custodia ad Angelica, la proprietaria dell’hostal dove abbiamo alloggiato.

Con circa 4/5 chili in meno sulle spalle, eravamo ripartiti sulla GPT e pian piano spostati a nord di circa 1000 km.

Ora, dobbiamo recuperare il pacchetto.
Più facile a dirsi che a farsi 😐

Prendere un bus è impossibile. C’è un bus solo tre volte a settimana, e sono tutti prenotati per giorni e giorni.
Potremmo tentare in autostop, ma c’è un traffico ridotto di auto. In questo punto della Carretera Austral bisogna prendere un ferry; ci sono solo quattro ferry al giorno, che trasportano al massimo dieci auto alla volta. Fate voi i calcoli 😐
Ma soprattutto, per strada ci sono decine di persone a fare autostop.

E avremmo lo stesso problema poi al ritorno.
Non ce la faremo mai.

Scopriamo però che qui c’è un sistema di “encomienda” per spedire pacchi e buste.
Porti il pacco alla stazione del bus, paghi, lo caricano sul bus, e qualcuno va a ritirarlo quando il bus arriva.
Sostanzialmente il pacco viaggia sul bus senza la persona. Grandioso 😂

Decidiamo di farci spedire il pacchetto usando questo servizio.
Ho tanto timore su come potrebbe arrivare il Mac nel caso il pacchetto venga maneggiato male. Ma, incrociamo le dita e speriamo bene 😰

Chiamiamo Angelica, le spieghiamo il problema e le chiediamo se può spedirci il pacchetto.
Purtroppo Angelica non è a casa.
Lei allora chiama il marito e chiede a lui di fare la spedizione.
Eh si… il tutto si sta già complicando troppo 😐

Il pacchetto avrebbe dovuto partire il giorno dopo.
Invece il marito lo porta troppo tardi in stazione e il bus parte senza pacchetto 😢
Il giorno dopo non ci sono bus.
E noi restiamo in attesa…
Finalmente, il quarto giorno ecco arrivare il bus con una scatola che dice “Marco y Laura”.
Siiiiiii 😍😍😍
È arrivato. E il Mac funziona. Che sospiro di sollievo 😂

Poi, nei giorni successivi, grazie a una serie di conseguenze, riusciamo a dare il pacchetto ad un amico che a breve volerà in Italia e da li spedirà il pacco a casa dei miei genitori.
Tutto, tranne il Mac. Quello non mi fido a farlo spedire in aereo, ma peggio ancora, metterlo nelle mani di “Poste Italiane” 😂.

Siamo pronti per tornare a nord e proseguire il nostro trekking.
Più facile a dirsi che a farsi, come sempre 😂😂

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