L’Argentina che ricordavo e di cui mi ero innamorata

Quando il minivan bianco si ferma e ci offre un passaggio, vado in modalità “sceneggiatura di un film”.
Un sacco di pensieri assurdi si accavallano nella mente. Cerco di mettere insieme i pensieri in modo logico, ma restsno solo immagini fotografiche.

Quando la signora scende per aprirci la porta del minivan, l’ immagine è di una donna cicciottella, un po’ sconvolta, con i capelli terribilmente arruffati, un pancione grassissimo, maglietta e pantaloni attillati. E il perizoma in bella vista, in alto, con i pantaloni bassissimi e tutti i rotolini di grasso che strabordano.
“Emmm… ti si vede il perizoma” vorrei dirle.
Ma non faccio neanche in tempo a capire se la cosa è fatta di proposito o meno, che ci apre la porta.

È un boom di immagini e dettagli: troppi occhi che mi guardano, visi, bracci e gambe sotto un ammasso di coperte. Bottiglie, sacchetti, borsoni e cuscini buttati alla rinfusa per terra tra i sedili.
Il cuore perde un battito. Non capisco cosa sto vedendo 😐
Il primo pensiero che mi passa per la testa è “traffico di minori”.
Il secondo pensiero è che si tratti di di ragazzine tenute prigioniere. Come quando leggi sul giornale “Figli tenuti prigionieri per cinque anni nello scantinato di casa”.

Pian piano lo sguardo inizia a focalizzare e capire cosa sto guardando.
Sono “solo” quattro ragazzine e una bambina piccina. Stavano dormendo, allungati uno sull’altro, con delle coperte su di loro.
Appena si alzano, il groviglio di teste, braccia e gambe, prendono forme distinte.
Ma quello che mi fa tornare a respirare tranquillamente e rilassare sono gli sguardi delle ragazzine.
Cercano di sistemarsi i capelli, e il loro viso, dalla bocca agli occhi, sorride. Sono sguardi sereni e tranquilli.
Nessuna paura, in nessun modo, nei loro sguardi 😊.

La signora prende un po’ dei loro borsoni e borse e li ammucchia in un angolo per fa spazio ai nostri zaini.
Marco si siede davanti.
La signora prende in braccio la bimba piccola, si siede sul seggiolino della bimba, e offre a me l’ultimo posto disponibile.

Scopriamo che da Corboba hanno guidato 3000 km per andare ad Ushuaia e nel frattempo visitare il loro paese. Ora stanno percorrendo i 3000 km di ritorno verso casa.
Delle ragazze solo tre sono figlie loro. Le altre sono la sorella e una cugina.
Hanno voluto portarle con loro per permettergli di fare questa vacanza, che non si fa proprio tutti i giorni, ci dicono.

Ci dicono che sono tre giorni che stanno guidando e sono stanchi, ma il viaggio è stato indimenticabile.
Ora devono tornare rapidamente a casa, perché la scuola è iniziata due giorni fa.

Insomma, è una famiglia strana. Decisamente strana 😂
Ma, visti dall’esterno, per chi non ci conosce, anche io e Marco siamo un po’ fuori dagli schemi e strani.
Quindi… è sempre difficile giudicare dalle apparenze. O definire “cosa” è strano e cosa normale.
È tutto così relativo e soggettivo.

Arrivati in paese salutiamo la famigliola “strana” e ci mettiamo alla ricerca di un posto dove dormire.
È ormai buio e tutto è chiuso.
Siamo un po’ preoccupati.

Alla stazione di benzina, che sta ormai chiudendo, chiediamo se conosce qualche casa che offre un letto o alloggi dove dormire.
“Certo! Vai avanti due quadre, e poi due quadre a sinistra. Lì c’è un negozio e i proprietari hanno anche alloggi”.

Nel buio ci incamminiamo.
Qui tutti i paesi sono fatti a quadre; sulla mappa vedi tanti quadratini, che sono le vie, tranne perfettamente diritte. Difficile perdersi.

Dopo le prime due quadre incontriamo un signore che csta scaricando cemento e legname dalla sua auto.
Chiediamo anche a lui info su dove trovare alloggio.

Anche lui ci manda nella stessa direzione.
“Eventualmente, nel caso sia chiuso o non rispondano, ci sono altri posti?” gli chiediamo.
Ci pensa un attimo, poi ci dice: “Non credo. Però, avete la tenda? In caso non abbiano posto o non possiate dormire lì, io posso lasciarvi dormire qui nella casa che sto costruendo. Mancano le porte, ma avete un tetto sulla testa. Andate… e casomai tornate qui 😊”.
Grazieeee

Più tranquilli, sapendo che comunque abbiamo un’alternativa, ci dirigiamo verso le ultime due quadre.
Ed ecco arrivare un’auto.
La signora si ferma, ci guarda e ci dice: “Cercate alloggio? Io sono la proprietaria 😊”
E ci porta verso dei mini appartamentini, basici, ma pulitissimi, con bagno privato, un fornellino e un lavandino.
Ho paura a chiederle il prezzo.
Invece ci chiede una cifra ridicola, molto meno di quanto paghiamo solitamente in Cile. Lo stesso prezzo che pagavano otto fa qui in Argentina.
“Ma si, vi faccio anche un piccolo sconto” 😊

La ringraziamo e crolliamo addormentati.

La mattina veniamo svegliati da un buonissimo odorino di brioche. L’aroma arriva dalla finestra del panettiere.
Mentre io preparo il caffè, Marco esce per scoprire cosa sta sfornando di buono… e torna con ben dodici “media lunas” 😍
Le “media lunas” assomigliano alle nostre croissant, ma sono più piccine, con meno burro, e un leggero sapore di limone. Sono deliziose 😋

“Quante ne hai comprate? Con quel che costano!!!” dico subito a Marco. Di solito le paghiamo 15 pesos l’una.
“Indovina quanto ho pagato per dodici media lunas? 60 pesos” mi dice.
“Cosa? Solo? Ma è lo stesso prezzo di otto anni fa”.

Sono perplessa.
L’inflazione degli ultimi anni in Argentina è stata vertiginosa. I prezzi si sono triplicati.
Ma qui, tutto sembra essersi fermato. Dai prezzi alla generosità della gente, che si offre di aiutarti senza bisogno di chiedere.
Un piccolo paesino, che raramente vede turisti, dove ancora puoi lasciare la porta di casa aperta, senza paura o timori.
Dove la gente non vede il turista come un bancomat ambulante a cui spillare soldi; ancora sereni e felici con il poco che hanno. Poco, ma abbastanza per vivere degnamente. La vecchia Argentina che ricordavo.
Qui, in questo paesino, la rivedo come la ricordavo. Con le stesse sensazioni ed emozioni.
L’Argentina dove, quando dici che sei Italiano, ti abbracciano o ti chiedono se possono fare una foto con te 😍.

Faccio il pieno di emozioni.
Quasi quasi mi dispiace ripartire.

Spesso il viaggio non è fatto di paesaggi e foto, ma di emozioni ed esperienze. E queste sono molto più difficili da catturare e quasi impossibili da trasmettere.
Ma alla fine del viaggio queste emozioni e incontri sono le cose che più rimangono nella memoria e nell’anima.
Tutti possono fare la stessa foto allo stesso paesaggio, ma le persone e gli incontri di viaggio sono esperienze personali indimenticabili, che non compri con un “viaggio organizzato”, che non puoi pianificare e programmare.
Sono loro, spesso piccoli dettagli e incontri, che rendono magico e indimenticabile un viaggio o un’avventura.

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